Opera autobiografica di una vita eccezionale:
la Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino (1911) del "poeta santo" Giulio Gianelli

di Patrizia Deabate


Il tema della vita al contrario è tornato di attualità negli ultimi anni grazie a Il Curioso caso di Benjamin Button, film da tre Premi Oscar interpretato da una delle più brillanti star di Hollywood: Brad Pitt. Come noto, il film è ispirato all'omonimo racconto del 1922 di Francis Scott Fitzgerald (1896-1940), e ci sono fondati motivi per ritenere che lo scrittore americano si fosse a sua volta ispirato proprio alla Storia di Pipino di Gianelli (cfr: Patrizia Deabate, Chi ispirò il Benjamin Button?, in "Storia in rete", n. 114, aprile 2015, pp. 86-91).
Poeta crepuscolare spento in gioventù dalla tisi come Sergio Corazzini e Guido Gozzano, di cui fu intimo amico, il Gianelli ebbe una vita di orfano sfruttato e malato, ma seppe trasformare la sua tragedia nella gioia cristiana di fare il bene. Il suo ardente spirito religioso permea non solo le raccolte poetiche, ma anche la Storia di Pipino, che apparve a puntate, nel 1910, sulla rivista a diffusione nazionale "L'Adolescenza" e l'anno seguente fu edita in volume dalla Società Editrice Il Momento, il cui periodico era stato fondato dal cardinale arcivescovo di Torino Agostino Richelmy nel 1903. L'origine della Storia di Pipino è già essa stessa un programma singolare di carità cristiana. Infatti era stata inventata per Ughè e Mariù (Ugo e Mario Morosi) due orfani scampati al terremoto di Messina del 1908 che il Gianelli aveva salvato quando si era recato in Sicilia quale volontario della Croce Bianca per portare soccorso alle popolazioni terremotate, e che poi aveva condotto con sé a Roma, collocandoli presso il prestigioso Collegio Nazzareno. Pipino è dedicato a loro, con le parole "A Ughetto e Mariù, due cuori nel mio cuore, questo libro ispirato dalla loro dolcezza dedico". A un certo punto della narrazione, i due fratellini messinesi diventano anche personaggi attivi all'interno della storia, e con i loro veri nomi. La Storia di Pipino era nata come racconto orale, narrato giorno per giorno dal Gianelli durante le ricreazioni, quando passava a trovare i suoi pupilli a scuola. Al Collegio Nazzareno aveva deliziato non solo loro, ma anche i compagni, di diverse età, che si adunavano spontaneamente attirati dalla bellezza della storia. All'epoca, la generosità benefattrice di Gianelli lo rese famoso a Roma: e se poteva essere ben nota a Benedetto XV tramite l'alto prelato Giovanni Genocchi (che continuò ad occuparsi dei bambini dopo la morte del poeta), lo fu certamente a Vittorio Emanuele III, che ricevette i due piccoli messinesi in un'udienza speciale. Ed è evidente il parallelismo fra le qualità cristiane dell'autore e quelle di Pipino, omino di creta che si anima grazie al calore di una pipa. E, appena nato, è la madre-pipa a spiegargli che la sua vita non è poi così al contrario come sembrerebbe: sono piuttosto tutti gli altri a vivere a rovescio, perché non seguono la legge del bene e dell'amore. Pipino invece ha un'anima pura e retta, e questa sua elezione di spirito gli merita un percorso a ritroso nel tempo, di cui ha il privilegio di conoscere già in anticipo la durata. La Storia di Pipino è costellata di uova che si aprono: di sole uova, prodotte dalla pipa, si nutre il personaggio; uova giganti vedono la luce appositamente per una missione di salvataggio delle fate in cui Pipino e mille bambini devono attraversare il Mar Mediterraneo per raggiungerle: e lo fanno ciascuno viaggiando su un guscio d'uovo svuotato che serve da barca monoposto. Le uova sono un chiaro elemento religioso: l'uovo che si rompe è simbolo dell'anima che si libera della prigione mortale per elevarsi a Dio, e non a caso è utilizzato per festeggiare la Pasqua, la Resurrezione del Signore. Da notare infine che Pipino è un personaggio nettamente autobiografico, non solo per le sue eccezionali qualità cristiane, ma anche per il nome: "Pipino" infatti era soprannominato Gianelli dai bambini, proprio perché aveva sempre una pipa in bocca. Ma oltre a ciò i contemporanei lo paragonarono a Pipino perché col passare del tempo Gianelli pareva ringiovanire anziché invecchiare; e il poeta stesso ebbe a scrivere che, a poco più di trent'anni, si sentiva già vecchio, finito, mentre l'ironia della sorte gli riservava un aspetto adolescenziale. Quindi, oltre al suo valore intrinseco, la Storia di Pipino si caratterizza per essere l'opera emblematica di una vita eccezionale: nel 1914, la rivista "Myricae" pubblicò un articolo commemorativo, intitolato Il poeta S. Francesco, in cui la vita di Giulio Gianelli era identificata con un francescanesimo puro. La notizia della scomparsa del poeta, a pochi giorni dall'attentato di Sarajevo che avrebbe fatto scoppiare la Prima Guerra Mondiale, fu riportata anche da "Il Giornale Italiano" di New York.
Così il crepuscolare Marino Moretti aveva scritto a Gianelli: "Io ho letto lentamente, con piacere, dolcezza, con vera delizia, la poetica storia del tuo Pipino. Che caro libro! Ne sono innamorato. Penso che dopo Pinocchio non si sia mai scritta una storia più nuova, più viva, più gustosa; e che Pipino ha questo di superiore a Pinocchio: un maggior senso di poesia. Pochi si sono occupati in Italia a far capire ai bambini il valore ideale della poesia: io, forse, modestamente, in qualche pagina di Sentimento e dei Poemetti, tu certissimamente in tutte le pagine di Pipino. Grazie, Giulietto".

Giulio Gianelli, Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino, S.E.I, 1911
illustrazioni interne di Golia, raffiguranti i fratellini Mario e Ugo Morosi

© Patrizia Deabate, settembre 2015

Giulio Gianelli


Giulio Gianelli,
Storia di Pipino
nato vecchio e morto bambino
,
Libreria Editrice de "Il Momento", 1911, cover
ill. di Golia

































Le illustrazioni sono state gentilmente concesse da
Patrizia Deabate
e non sono riproducibili senza autorizzazione.

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